
Un idolo d’oro da distruggere
e sorseggiare.
Sordo al mio grido,incauto con le
mie preghiere.
Esaudiva a piacer suo la mia volontà
innocente.
Riscuoteva il suo olocausto
in diritto e libertà.
Ed ora la strada da percorrere ha un nome
impronunciabile.
La sua forma si impasta di deserti
e fiumi.
La lingua inciampa al solo pensiero.
E’ fango che attende di specchiare
il cielo.
Il mio idolo non è più mio, coscienza
e dolore mi riscattino.





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